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Di:
Maria Grazia Tirasso
Regia: Maria
Grazia Tirasso
Assistente alla regia:
Mariangela Massetti
Musiche originali:
Roberto Leoncino
Scene e costumi:
Emanuela Carretti
Disegno luci:
Enrico Aretusi
Service tecnico:
VTA
Foto di scena:
Stefania Schubeyr
Con: Enrico Aretusi,
Isabella Barzotti, Andrea Carretti, Fabrizio Giacomazzi
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Note dell’autrice
Tre “gialli” al buio, recita il sottotitolo, e in verità sono
tre storie in cui manca la luce: quella elettrica (il vero e
proprio black-out) e quella metaforica per cui, come in ogni
giallo che si rispetti, qualcuno deve lavorare per cercare di fare
chiarezza sui fatti.
Già... ma questi sono “gialli” veri e propri?
Analizziamo il problema alla radice: cos’è un giallo?
Secondo il dizionario è sinonimo di poliziesco. Ma qui la
Polizia non arriva mai.... Si tratta forse di commedie?
Il dizionario dei sinonimi e contrari alla voce commedia dice:
sin. finzione, impostura, inganno - contr. tragedia, ma
anche realtà, verità . Il che - mi rendo conto- non fa che
complicare le cose.
Quindi, tanto per chiarire il chiaribile, abbiamo tre storie
completamente indipendenti: la prima “In ascensore” si
potrebbe sintetizzare così: come cambiano i rapporti tra gli
individui quando si deve forzatamente condividere uno spazio
troppo stretto. Il secondo atto “Dalla finestra” è un
modesto omaggio a Hitchcock e se fossimo nel prologo di un
testo del Quattrocento si leggerebbe “laddove si considerano i
pregi del buon vicinato”. Per finire con un brivido “Fine
settimana in montagna” ci porta tutti in una baita in mezzo alla
neve, alla riscoperta dei veri valori della vita, come il contatto
con la natura, il buon cibo e l’amicizia sincera.
Che dire di più?
“Altro di ciò non vi saprei narrare, sono l’autrice che si
azzarda a importunare....”
E comunque cancellate l’ultima riga, se proprio non siete dei
melomani.......
M.G.T
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Note di regia
Tre atti unici “al buio”: intrighi, misteri, cadaveri,
sospetti e sospettati... in bilico fra giallo e commedia e perciò
da trattare con mano leggera, non nel senso della poca serietà,
ma nel senso della levità, a tratti dell’ironia, il tutto
condito spesso da una generosa dose di suspense q.b.
Il problema della regia è: come dare vita a parole e personaggi
di carta?
Analizziamo il problema alla radice: l’autrice, appassionata
lettrice e spettatrice di tutto ciò (libro, film o fiction) che
sappia vagamente di intreccio, suspense e mistero, ha voluto
mescolare un po’ di ingredienti vari e alla regia non resta che
cercare di fare chiarezza tenendosi fedele al testo e forzare la
mite e rassegnata natura di un manipolo di bravi e disponibili
attori nella direzione della maggior adesione possibile ai
personaggi, per rendere credibile anche
l’incredibile....
M.G.T
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Note del medico curante
Il mio intervento è stato minimo, ma una precisazione è
doverosa: la dissociazione della personalità è curabile e quindi
nutro speranze per questa ancor giovane donna che, non paga di
scrittura ha osato anche cimentarsi nella regia, confermando la
mia diagnosi. Ella ha inoltre trascinato con sé quattro
bravi attori attribuendo loro due parti per ciascuno e forzandone
la disponibile vena artistica nella direzione di una condivisione
del proprio quadro psichico dissociato. Sospetto che anche la
scenografa abbia dovuto misurarsi con questo dualismo. Tecnici e
assistente di regia sono naturalmente personale infermieristico
specializzato da me debitamente istruito.
E, comunque, buon divertimento.....
C. G. J.
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