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Tratto
da “Double double” di Eric Elice e Roger Rees
Adattamento e regia:
Lorenzo Costa
Con: Livia
Carmignani e Lorenzo Costa
Scena e disegno luci:
Stefano Falco
Musica: Roberto
Leoncino
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Interno borghese. Una
coppia: lei è una giovane vedova, lui un barbone raccolto dalla
strada perché somiglia incredibilmente al defunto marito e
proprio per questo potrà interpretarne il ruolo, fino a che si
renda disponibile la somma di denaro che lo scomparso
attendeva. Il coinvolgimento in un affare piuttosto losco,
l’addestramento per entrare nei panni dell’altro, portano i
due ad una confidenza cui segue l’imprevisto innamoramento.
Pur non essendo un giallo in senso stretto, “L’ombra
dell’altro” crea un clima di mistero che nasce dalle
molte facce della stessa realtà e cresce fino al colpo di scena
finale.
Il carattere dei personaggi si disegna attraverso i lati
negativi e positivi di ognuno, in un quadro che va dipingendosi
sotto gli occhi degli spettatori a mano a mano che si va avanti
nella storia.
Il tema del doppio costituisce il pretesto e l’ossatura stessa
della vicenda: come nella tradizione letteraria esso si sviluppa
attraverso il conflitto – qui indiretto – dei due sosia,
mediato dalla presenza femminile che è la causa del dramma e il
tramite attraverso cui avviene la fatale ed inevitabile
risoluzione.
L’allestimento ha un taglio cinematografico che si ritrova
nella scelta di una recitazione realistica e nell’attenzione
per il disegno delle luci e per la colonna sonora che sottolinea
i passaggi cruciali. Per contrasto, una scenografia dalla
prospettiva sfalsata in cui tutti gli elementi sono
duplici è l’ambiguo sfondo su cui si dipana la vicenda.
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La critica:
- Il gioco del “teatro nel teatro”, l’intimità
tra i due complici in apparenza così diversa è resa con
nervosa adesione dai due interpreti che recitano su una
colonna sonora d’atmosfera... Festosi applausi di una sala
gremita hanno accolto lo spettacolo.
IL SECOLO XIX
- Lorenzo Costa come attore nel gioco del doppio si muove con
calcolata abilità, come regista sa creare perfettamente
l’attesa dell’inevitabile evento conclusivo. Molto brava
Livia Carmignani a disegnare la sottile ambiguità del
personaggio femminile, tra calcolo spietato e tenerezza di
sentimenti.
CORRIERE MERCANTILE
- In un susseguirsi di colpi di scena, la verità viene a nudo
nel finale che tinge di giallo il dramma (...) La recitazione
quotidiana, supportata da una leggera amplificazione, volge a
un effetto straniante accentuato dalla scenografia (anonima e
fredda, eppure elegante) e dalle luci.
IL LAVORO – LA REPUBBLICA
- Il regista ha optato per una messinscena di stampo
cinematografico, a partire dalla scenografia che cerca di
esaltarsi con l’uso delle luci in un gioco volto a
sottolineare un allarmante clima di suspense.
IL GIORNALE
- Serrato e scattante il ritmo di Livia Carmignani che riesce
a rendere l’esitazione, i dubbi e insieme l’impudenza del
personaggio anche attraverso un espressivo gioco degli
sguardi.
SIPARIO
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Lorenzo
Costa, attore e regista, è uno dei fondatori del Teatro
Garage di cui attualmente ha la direzione artistica. La sua
formazione passa attraverso diverse esperienze di studio e di
lavoro che, nella fase iniziale, convergono nell’esperienza
dell’avanguardia romana degli anni 70; accanto all’attività
teatrale, acquista una specifica competenza in quella
didattico-teatrale.
Per il Teatro Garage ha curato diverse regie tra cui Musik di
Wedekind, I fiori del male di Baudelaire, Finale di partita di
Beckett, La metamorfosi- Lettera al padre da Kafka, Il
Calapranzi di Harold Pinter, Frammenti di Woody Allen, Bertoldo
e Bertoldino di G. C. Croce, Uomini veri di Patrizia Pasqui,
Hasta sempre - recital per il Che, Il paese dei miei sogni da
autori vari rivolto agli studenti delle scuole medie superiori
in collaborazione con Amnesty International, In vari paesi
lontani dell’anima di M. G. Tirasso.
Livia Carmignani,
attrice, dopo una iniziale formazione nel mondo della danza
classica e contemporanea, ha cominciato la sua formazione di
attrice con maestri di fama internazionale come Eugenio
Barba e Tina Nielsen (Odin Teatret) Abani Biswas (Teatro delle
Sorgenti di Grotowski), Tapa Sudana (Centre International de
Creations Thèatrales di Peter Brook, Parigi). Nel 1994 lavora
per due anni con il Teatro Stabile La Contrada di Trieste. Ha
preso parte, fra l’altro, agli spettacoli Giovanna
d’Arco al rogo regia di Antonio Calenda, Bolero di Ravel di
Anna Giani come solista, Cantando sotto la pioggia della
compagnia della Rancia con Raffaele Paganini.Lavora con
Conservatori e Teatri nazionali in diversi recital e narrazioni
in musica. Nel 1999 inizia una collaborazione con Accademia
Musica&Teatro in progetti di formazione e di
spettacoli.Nello stesso anno prende parte allo spettacolo
Siddharta,regia di Gabbris Ferrari. Nel 2000 fonda a Venezia il
Teatro Mistràl e firma la sua prima regia per lo spettacolo
Terre di mare- poesie di mare e fado-in musica.. Nel 2001, a
Spoleto, è protagonista nello spettacolo Altri Canti d’amor
insieme a Michele Placido.
Stefano Falco,
scenografo, ha una formazione da pittore ceramista; in seguito
ha collaborato come scenografo, in particolare con il Piccolo
Teatro di Savona, con il comune di Varazze per la città delle
Donne e per numerosi spettacoli di danza del Centro Danza Savona
di cui è uno dei soci fondatori. Oltre all’architettura di
interni e alla scenografia, si dedica alla realizzazione di
video, tra i quali ricordiamo Bersaglio morbido divenuto sigla
della trasmissione di RAI 2 Nessuno mi può giudicare.
Roberto Leoncino,
musicista, si dedica da anni all’elaborazione di musiche
originali per spettacoli teatrali di numerose compagnie. Con la
Compagnia I Caroggê ha realizzato il musical A ciammavan
Cenerentola proposto al Politeama Genovese nella stagione
teatrale 2000-2001. Per il Teatro Garage è stato autore delle
canzoni inserite nel recital per il Che Hasta sempre, raccolte
in un CD accanto a Roberto Galluzzi. All’attività
concertistica affianca quella didattica (chitarra).
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